Mi trovavo alla posta centrale di via Alfieri per acquistare il nuovo francobollo dedicato alla Juve, esemplare emesso ogni anno per la squadra vincente il campionato di calcio. Fra il pubblico, un collezionista teneva in mano un curioso commemorativo con il volto di Bin Laden. Abbiamo parlato per un po’ e mi ha detto di averlo appena acquistato a Milano al mercatino di via Armorani per 18 euro. Incuriosito, gli ho offerto quaranta euro, ma non me lo ha voluto cedere, spiegandomi di averne comperato uno solo e che il rivenditore, d’altra parte, ne disponeva appena di uno. E’ una rarità?
Danilo Massobrio – Torino


La stampa filatelica mondiale si sta già occupando di questo caso e il collezionista torinese ha avuto uno “scoop”, se non altro visivo. Pensiamo non si tratti di un francobollo vero e proprio, perché non emesso da un’autorità postale che ne garantisca l’emissione. E’, comunque, una curiosità come “vignetta”, una bizzarria che appartiene al collezionismo minore, detto nel mondo anglosassone “Cinderella”, e il personaggio in effige, è senza dubbio – nonostante tutto – un elemento di attualità… Che nella vignetta Bin Laden risulti “ricercato”, con una taglia ragguardevole, ci sembra ancora più interessante. Pensiamo, per associazione di idee, ai “francobolli” di fantasia (ma non troppo) emessi dagli anglo-americani da una parte e dai nazisti dall’altra, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Oggi vengono comprati a un prezzo ben più rilevante di quello da lei offerto al collezionista incontrato in via Alfieri.
Dalle ricerche subito effettuate, il foglietto-francobollo – comprendente nove esemplari identici stampati in blocco – risulterebbe stampato in Francia per conto di gruppi afghani, ma sarebbe già in vendita anche a Londra e negli Stati Uniti. Una bizzarria, insomma, ma di quelle che fanno discutere per il legame che, senza dubbio, ha con l’attualità. Anche le bizzarrie fanno la storia.



 
Caro Rossotti: vorrei sapere se esistono dei santi torinesi e, in caso affermativo, quando e dove sono vissuti.
Grazie Paolo Giacchino

Una Torino per molti versi da taluni considerata "magica", si prospetta come scatola cinese ricca di sorprese. Sollevato il coperchio, ci si trova davanti la splendente "Torino bianca". E' la cittadella dei grandi Santi Sociali -come vengono spesso definiti - che operarono nella seconda metà dell'Ottocento. Praticamente contemporanei, presenti insieme, o quasi, in un limitato territorio: don Bosco, il Cottolengo, il Cafasso, don Orione, per non citare che i maggiori, dediti tutti ad un apostolato e ad una assistenza rivolta soprattutto verso i giovani. La "Torino bianca", arroccata intorno al Duomo di San Giovanni, si manifesta con i suoi santuari, quello più popolare della Vergine Consolata, quello di Maria Ausiliatrice, punto focale della Famiglia Salesiana fondata da don Bosco.
Nelle guide in più lingue, che illustrano Torino all'estero, è evidenziata la conservazione in città, sotto la cupola del Guarini, presso il duomo, della Santa Sindone, il lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto Gesù nel sepolcro dopo che fu tolto dalla croce. La cupola del Guarini è tornata al suo splendore architettonico dopo essere stata fortemente danneggiata dall'incendio che divampò nella notte fra l'11 e il 12 aprile del 1997.