Prefazione di Nanni Fògola
Non a caso l'espressione "Il sole ritorna sempre", titolo di questo nuovo volume che pubblichiamo con orgoglio, conclude il precedente racconto di Rossotti "Se c'era la luna", rievocazione dolce e amara dei bombardamenti su Torino.
Non a caso, perchè i due volumi sono intimamente legati, l'uno il completamento dell'altro, non solo perchè ritraggono avvenimenti sociali e vicende familiari di un passato tanto prossimo quanto sbiadito, non tanto perchè dipingono una Torino ai più dimenticata, quanto perchè, in entrambi, si respirano atmosfere, valori, sentimenti e aspirazioni che fanno rimpiangere una vita più quieta, più docile, in una parola, umana. Per chi c'era, ma più ancora per chi non c'era, questo racconto, spaccato di ottant'anni di vita, da uno scorcio degli anni Venti ai nostri giorni, ripercorre tutti gli avvenimenti e i personaggi che hanno caratterizzato il secolo scorso, alcuni più importanti, alcuni più frivoli, altri addirittura mondani, alternando cronache di tutti i generi, come accade di leggere in un giornale, il vero grande amore dell'autore.
E, mentre si ricordano e si soppesano le "pietruzze bianche e nere" del nostro passato, si rivela discretamente l'intreccio delle vite di tre generazioni, le loro abitudini, i loro affetti, ma soprattutto la fortissima unione familiare. Si intuiscono quei legami che non si possono spiegare, si devono provare.
Ma chi li conosce sa che sono così intensi da dominare tutta la vita, sa che non hanno bisogno di parole tanto fanno parte di noi, sa che sono l'unica grande eredità che ci si porta dentro. Leggendo queste pagine, gustando sapori familiari che sembrano propri, si ritorna, con il cuore, ai mestieri che non ci sono più, ai vetrai, agli arrotini, alle vecchie strade, alla vita di un tempo non molto lontano, in cui si pregustavano le feste e l'attesa era emozione, ci si sedeva a tavola tutti insieme e il Natale "sapeva" di mandarino e non di mari tropicali.
Il progresso, certo, ha aperto orizzonti inimmaginabili a tutti noi, ha reso la qualità della nostra vita mediamente più alta, offre possibilità sempre più vaste, conoscenza più immediate. Non si può arrestarlo e non lo si desidera.
Ma sembra un treno senza freni, che, raggiunta una stazione, non consente ai passeggeri di vederla, di apprezzarla, anche solo di conoscerla, perchè è già partito per la fermata successiva e poi ancora, ad un ritmo sempre più incalzante, sempre di più e sempre più veloce. Non c'è tempo per fermarsi, non c'è spazio per l'attesa, non basta più quello che si ha, le mode passano in fretta e le lusinghe del nuovo si affacciano continuamente.
Eppure la vita umana è sempre la stessa e, tutto, non riesce ad offrire. E' inevitabile che la frenesia dei ritmi di vita si ripercuota sul tempo da dedicare alla famiglia e che questa lo risenta fin quasi a scomparire, è evidente che non si apprezzino le cose più semplici, ma più vere, quando vi è la possibilità di cercare e trovare svaghi sempre diversi.
Io, però, ripenso alla vita di ieri e mi sembra di vedere una foto ingiallita di qualcuno che si è tanto amato e che si vorrebbe non ci lasciasse mai, qualcuno che si apprezza anche quando non c'è più e forse di più, perchè soltanto dopo ci si accorge che il prezzo da pagare è stato troppo alto e se tutto questo tessuto di sensazioni e di sentimenti viene trasmesso dal racconto di Rossotti, questo dimostra, ancora una volta, l'estrema abilità dell'autore a trattare temi molto diversi tra loro e con analoga efficacia. Un autore, Rossotti, fantasioso, versatile e poliedrico che quando parla incanta il pubblico, che stupisce quando racconta dei suoi tanti incontri più o meno mondani, che conosce cose e segreti non solo di Torino, che nessuno può immaginare, che coltiva interessi tra i più incredibili e svariati e che, scrivendo, sa anche far commuovere i più insospettabili come me.