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TORINO, GLI ANNI
DELLA SPERANZA - Il profumo del mondo di ieri, i colori, i suoni che ci sono
rimasti nel cuore, la sensazione del perduto. Il tessuto connettivo di una
esistenza che ci corre davanti come un gomitolo che sfugge. I ricordi -
appunto - all'origine di una narrazione che può scaturire da un "dove
eravamo rimasti?", soprattutto per il lettore che già si era soffermato
sulle pagine del precedente Se c'era la luna, edito anch'esso da
Fògola. Allora c'era la guerra, piovevano le bombe, si soffriva la paura
angosciosa di essere senza domani. Qui, nelle pagine de Il sole ritorna
sempre c'è l'illuminazione della speranza che scaturisce da una radice
antica. Nella sua prefazione, generosa e splendente, Nanni Fògola ha
interpretato in modo ottimale quello che era il mio pensiero, soprattutto
nel riandare a giornate lontane, eppure così vicine, appena dietro l'angolo.
(la
prefazione di Nanni Fògola)
Ancora una volta, come nel thriller "Prendi la gatta rossa", nei "gialli di Fògola" la copertina è dovuta al tratto poetico e prestigioso, di un'artista
come Titti Garelli.
Il desiderio, scrivendo queste pagine, era di offrire al lettore qualcosa,
forse irripetibile, forse perso davvero, frantumato nell'esistenza caotica e
travolgente dell'oggi. Nanni Fògola ricorda i Natali con il profumo dei
mandarini. Riandiamo anche al presepe, all'abete, alla neve finta, alle
Pasque con gli agnellini. A quei piccoli dolci fatti in casa con il tè
della nonna, ai festoni appesi al lampadario quando la famiglia si riuniva.
Già, c'era ancora una famiglia. Viene lasciata al lettore la fatica, spero
dolce, di soppesare le esperienze positive e le esperienze negative. Quando
si ha il timore che si stia approssimando il buio, è forse il momento
improvviso, ovviamente inatteso, in cui sboccia un amore e si ricomincia a
vivere. Alla fine, diceva la mamma, Il sole ritorna sempre.
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